Lorenzo Bini Smaghi, ha fatto parte per sei anni del comitato esecutivo della Banca centrale europea. Ne farebbe ancora parte se non avesse dovuto far spazio a Mario Draghi - che ha sostituito al vertice dell’istituto centrale europeo Jean Claude Trichet il 2 novembre 2011. Da allora ha lavorato prima ad Harvard come visiting scholar, per finire poi in Snam, prima in Rete Gas, poi alla presidenza del gruppo.

Ieri però l’economista italiano è ritornato a parlare del sistema bancario. A margine di un convegno Bini Smaghi ha detto che qui da noi “non funziona la trasmissione delle decisioni di politica monetaria dalla Bce verso imprese e famiglie”. Il problema è il canale bancario “bloccato”, che oggi funziona come una specie di “tappo” per l’economia italiana, che non può così risentire della riduzione dei tassi voluta dalla Banca centrale europea.

Per lui l’unica soluzione è quella che l’Italia chieda “i fondi all’Esm“, il meccanismo di stabilità europea che è stato utilizzato, tra gli altri paesi, dalla Spagna per ricapitalizzare le sue banche. Bisogna evitare questioni d’orgoglio e non dimenticare che “il finanziamento dell’economia dipende dalla salute del sistema bancario e, quindi, dobbiamo risolvere i problemi delle banche e ricapitalizzarle”.

L’alternativa è quella di una ricapitalizzazione pubblica delle banche, ma si tratta di una scelta molto difficile dal punto di vista politico, soprattutto se si è in periodo elettorale – come abbiamo visto nel caso Mps. Tutti hanno ripetuto fino alla nausea che “si è trattato solo di un prestito e che non si sono usati i soldi dei contribuenti”. Insomma per Bini Smaghi, “se si vuole uscire dalla crisi è necessario risolvere i problemi delle banche in modo molto più incisivo”.

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