Secondo un’indagine del Centro studi Unimpresa – partita dai dati Istat – ci sono più di nove milioni di italiani in difficoltà economica (il 15% circa della popolazione totale). Questa area di disagio sociale è cresciuta nell’ultimo anno del 3,2%, passando dagli 8,89 milioni del secondo trimestre del 2012 ai 9,17 milioni di persone del secondo trimestre 2013 (+286.000 persone).

In questo numero rientrano ovviamente i 3,07 milioni di disoccupati , e ad essi Unimpresa ha aggiunto i lavoratori che si trovano in condizioni precarie, ovvero i lavoratori a tempo determinato, i collaboratori ed infine i lavoratori autonomi e a tempo indeterminato part time. Complessivamente questa categoria misura 6,1 milioni di persone.

Se analizziamo la tendenza di queste due classi, si può vedere che il dato della disoccupazione è in crescita rispetto al 2012: nell’ultimo anno hanno perso lavoro 371.000 persone, che corrispondono ad una crescita percentuale del 13,7% rispetto ad un anno fa. Il dato degli occupati in difficoltà è invece grossomodo costante: 6,18 milioni a giugno 2012 e 6,10 a giugno scorso.

Come spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi “può apparire anomalo che un’associazione di imprese analizzi il fenomeno dell’occupazione, quasi dal lato del lavoratore. Ma per noi la persona e la famiglia sono centrali da sempre, perché riteniamo che siano il cuore dell’impresa. Bisogna poi considerare che l’enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese”. Ecco perché “serve maggiore attenzione proprio alla famiglia da parte del Governo”.
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