Nel suo rapporto sull’economia italiana presentato ieri, l’Ocse ha rivisitato di nuovo al ribasso le stime sul Pil per il 2013, prevedendo una sua contrazione dell’1,5% dal -1% fissato nell’outlook di novembre. Il ritorno alla crescita, si legge nel rapporto, non è previsto prima del 2014, anno per il quale l’organizzazione per la cooperazione internazionale stima un +0,5%. Le previsioni, specificano da Parigi, sono “stime conservative”, poiché non tengono conto dell’impatto “incerto” sulla crescita di alcune misure già deliberate dall’esecutivo, su tutte “il piano annunciato ad aprile 2013 di ridurre significativamente i debiti arretrati della Pubblica amministrazione”. Sulla base di queste, il rapporto deficit/Pil dell’Italia quest’anno salirà al 3,3%, ben oltre le stime del governo, e al 3,8% nel 2014, quando il debito salirà al 134,2% del Pil. Le stime del governo indicano, invece, un rapporto deficit/Pil al 2,9% nel 2013, in lieve calo dal 3% del 2012, e all’1,8% nel 2014.
Il rapporto Ocse sull’Italia, inoltre, evidenzia che “l’indebitamento netto risulta peggiore rispetto alle stime del governo a causa delle prospettive di crescita più deboli” e che “sebbene il sistema bancario si sia rivelato complessivamente solido, diversi istituti di credito hanno incontrato gravi difficoltà e il settore finanziario resta esposto a rischi sistemici”. Per l’Ocse, quindi, l’Italia deve “incoraggiare le banche ad aumentare gli accantonamenti per perdite e continuare a incitarle a soddisfare le loro esigenze di capitale tramite le emissioni di nuove azioni o la cessione di attività non strategiche”.

photo credit: Gianni Dominici via photopin cc