La tendenza sembra ormai consolidata: i rendimenti dei titoli di Stato della periferia - con un testa a testa tra BTp e Bonos – dell’Eurozona stanno scendendo. E questa è una buona notizia, se gli Stati pagano meno interessi, possono riversare nell’economia reale più denaro.

I tassi spagnoli e quelli italiani sono poco sopra il 4% e persino la Grecia riesce a prezzare sotto il 9%, quasi nulla se paragonato al 32% raggiunto nel maggio del 2012, e all’11,5% dell’estate scorsa. Quali sono le ragioni dietro questa situazione? Sicuramente un aumento della domanda su questi titoli. C’è anche il problema che questi paesi hanno un’inflazione quasi nulla – se non si trovano in piena deflazione (come la Grecia con il suo -2,9%).

Questo perché il rendimento nominale di un titolo oltre al rischio Paese, considera le aspettative di inflazione del Paese. Più alta è l’inflazione attesa, maggiore sarà il rendimento offerto. In questo momento, I paesi piigs, con l’euro forte, sono costrette per recuperare competitività ad agire attraverso la leva salariale - ovvero una deflazione salariale che finisce col ridurre consumi e prezzi dei beni.

Accanto a quanto ho detto prima, è lecito aspettarsi per i titoli dei paesi core un andamento opposto rispetto a quelli periferici – un ragionamento che vale sia per la Germania che gli Stati UnitiIl target potrebbe essere 150 – ora siamo sopra i 200 punti. Il dilemma resta sempre lo stesso: come essere competitivi senza colpire la domanda? Difficile trovare una risposta corretta.

credit: Alberto Carrasco Casado via photopincc