L’elenco completo lo trovate anche sul sito di Bankitalia. Sono gli istituti di credito in amministrazione straordinaria, ovvero in rigoroso ordine alfabetico, la Banca di Credito Cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari, la Banca di Credito Cooperativo di Bene Vagienna, la Banca di Credito Cooperativo Euganea di Ospedaletto Euganeo, la Banca di Credito Cooperativo di Monastier e del Sile, la Banca di Credito Cooperativo “S. Francesco”, la Banca di Credito Cooperativo del Veneziano, la Banca dei Due Mari di Calabria, la Banca delle Marche, la Banca Popolare di Spoleto, la Banca Tercas, la Cassa di Risparmio di Ferrara, l’Istituto per il Credito Sportivo.

In totale si tratta di dodici banche che come scrive sempre il sito di Bankitalia, vengono sottoposti a questo regime perché la “crisi” che attraversano “non presenta caratteri di irreversibilità”. Per questo la nostra banca centrale, nomina uno o più amministratori che esercitano l’attività aziendale al posto dei deposti vertici. Nel corso di quest’anno se ne sono aggiunti otto ai 4 che ne facevano parte alla fine dell’anno scorso. Uno dei tanti segnali che mostrano gli effetti della crisi economica che sta investendo il nostro paese negli ultimi cinque anni…

Il caso più eclatante è quello di Banca Marche: negli ultimi tempi sono emersi appieno gli effetti della gestione dell’ormai ex direttore generale Massimo Bianconi con i suoi due miliardi di euro di crediti malati che erano stati per anni nascosti sotto il tappeto. Il problema per tutte queste realtà è di ripristinare i ratio patrimoniali. Sia la strada dell’acquisto da parte di una grande banca, sia la ricerca di capitali è un affare complesso.

Il sistema bancario ha già troppi sportelli aperti, e d’altra parte è difficile impegnare denaro in banche che hanno una redditività nulla e che devono passare per onerosi tagli e ristrutturazioni… Alla fine a pagare saranno comunque i dipendenti ed i vecchi azionisti.

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