Forse in Europa qualcosa sta cambiando: uno dei paladini del rigore economico e delle misure di austerità, il commissario europeo agli Affari economici e monetari, il finlandese Olli Rehn sembra avere cambiato idea – ma dopo aver fatto tantissimi danni. Davanti al parlamento europeo, per una volta lascia da parte i suoi mantra sul rigore: “Siamo sempre stati chiari sul fatto che il ritmo dell’aggiustamento di bilancio dovrebbe tenere conto della situazione specifica di ciascun Paese. In linea con questa politica, il ritmo o la velocità del consolidamento fiscale sta adesso rallentando in Europa”.

Secondo il commissario, “le condizioni di finanziamento estremamente rigide, al momento sono l’ostacolo maggiore alla ripresa della crescita, in particolare nel sud Europa. L’attuale trappola della liquidità è in realtà una trappola dei finanziamenti, nella quale i prestiti o non sono disponibili o sono disponibili solo a tassi di interesse proibitivi”.

Sullo stesso piano si è espresso in questi giorni anche il numero due del FMI, lo statunitense David Lipton. Secondo il vicedirettore generale del Fondo, i paesi europei devono prendere “misure decisive e durature per rafforzare le prospettive del continente per la crescita ed evitare rischi di stagnazione”. In questo quadro la Banca centrale europea dovrà continuare le sue politiche molto accomodanti, e deve pensare anche a “misure non convenzionali aggiuntive” per cercare di superare la stretta creditizia e tassi di interesse troppo elevati.
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