non c’è bisogno di essere il centro studi di Confindustria per dire che il “Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale“, e che la recessione ha prodotto dannicommisurabili solo con quelli di una guerra“.

Più complesso invece fare la conta dei danni: Le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni“. In sei anni di crisi “le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l’anno“.

Qualche flebile segnale positivo c’è. Per esempio “La profonda recessione, la seconda in 6 anni, è finita“. Ma attenzione è “improprio” parlare di ripresa. Nel 2014 dovrebbe arrestarsi “l’emorragia occupazionale” ma avremo tassi di disoccupazione lievemente inferiori

A tutto questo bisogna aggiungere che la politica fa poco o nulla per invertire la situazione: la Legge di Stabilità in esame del Parlamento avrà un impatto molto limitato: + “0,1 o 0,2″ punti sul Pil del 2014. E l’anno successivo avrà “un effetto restrittivo della stessa entità di quello espansivo del 2014″.

Secondo l’organizzazione che riunisce gli imprenditori italiani, il Pil nel 2013 segnerà un -1,8%, per salire al +0,7% del 2014 ed al +1,2% nel 2015. Dal 2007 ad oggi, è stato perso più del 12% del potenziale industriale italiano, per un reddito in calo di 200 miliardi. Riforme incisive possono fare molto per recuperarlo. Ultimi dati riguardano la pressione fiscale, in calo al 43,9% nel 2014 contro il 44,3% del 2013. Stessa sorte per il debito pubblico che dovrebbe scendere poco sotto il 130% – esattamente il 129,8% del Pil.

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