Le cifre sono impietose: in Italia ci sono quasi due milioni di famiglie – ovvero cinque milioni di persone – che vivono in povertà assoluta. Circa l’11% della popolazione non dispone di beni di prima necessità, ovvero non si può scaldare, o non ha la possibilità di mangiare alimenti come la carne. Per loro forse qualcosa si muove. Il merito per una volta sarebbe trasversale, ovvero il Movimento 5 Stelle, che ha messo il sostegno al reddito tra i punti centrali della sua agenda politica.

Ma non ci sono solo loro. Per una volta si guarderebbero a questa mossa anche una parte del governo Letta: dal premier, al ministro  del Lavoro Enrico Giovannini e il viceministro Cecilia Guerra. Ovviamente a sostenere questo progetto ci sarebbe anche una parte significativa di quella che viene spesso chiamata a sproposito la “società civile”: da Acli alla Caritas a buona parte dell’associazionismo.

Un reddito minimo,  che dovrebbe essere dato solo a chi è povero – l’accertamento ovviamente dovrebbe avvenire attraverso Isee e altri indicatori di reddito, ricchezza e consumi effettivi. Questa misura costerebbe 7-8 miliardi di euro l’anno. In fondo basterebbe tagliare dell’1% la spesa pubblica per ottenere le risorse necessarie…

Ci sono poi delle proposte più light, dal costo di un paio di miliardi di euro, che comunque potrebbero ridurre sensibilmente il livello di povertà di una parte sostanziale della popolazione in situazione di difficoltà. Qualunque sia la scelta deve essere chiaro a tutti che, anche se nel 2014 l’economia avrà una ripresa, quello che è successo ha lasciato ferite profonde che non si rimargineranno certo in poco tempo

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