Impietoso resoconto del rapporto annuale su “Imprese e burocrazia” condotto dalla Fondazione PromoPa con il sostegno delle Camere di commercio. Una piccola o piccolissima impresa italiana su sei pensa di cessare la sua attività nei prossimi due anni – un altro 23,6% lo reputa “probabile“. Solo il 36% dice che fra due anni “ci saremo“.

E’ colpa della crisi? Solo in parte. C’è anche il Fisco locale, con l’Irap e le continue mutazione dell’Imu, della Tares e degli altri tributi. La Tares in particolare colpisce soprattutto le piccole imprese commerciali. Con quali risultati? Il 21% delle richieste di credito – che del resto si fa sempre più fatica ad ottenere – serve per pagare le tasse, mentre solo il 43% delle richieste serve per nuovi investimenti.

Anche le misure pensate per dare una mano alle imprese non intervengono sulle cause strutturali. E così il decreto che ha cercato di sbloccare i debiti delle Pubbliche Amministrazioni, ha finito per ridurre l’arretrato medio che le piccole imprese hanno con il pubblico – che ora si attesta ad una media di 46.829 euro -, ma si sono ulteriormente allungati i tempi di attesa – passati da 196,4 a 205,1 giorni.

La stessa cosa si può dire per la legge Fornero sul lavoro: secondo il giudizio unanime delle imprese si tratta di misure procicliche, ovvero hanno funzionato da ulteriore freno alle assunzioni.

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