Flessione inferiore alle attese per l’economia italiana nel secondo trimestre, che sembrerebbe ormai impostata ad abbandonare la fase recessiva nella seconda parte dell’anno.
I dati preliminari diffusi ieri dall’Istat confermano la dinamica negativa del Pil, giunta ormai all’ottavo mese consecutivo (record dal Dopoguerra ad oggi), con il dato che ha fatto registrare una caduta dello 0,2% in termini congiunturali e del 2% su base annua nel periodo aprile-giugno.
I conti sono però meglio delle aspettative, orientate su un calo dello 0,4% su base trimestrale e del 2,2% su base annua, come da un sondaggio di Reuters tra gli economisti interpellati, per i quali i dati Istat evidenzierebbero una frenata della recessione rispetto al prime trimestre dell’anno (quando il Pil era in calo dello 6,6% congiunturale e del 2,3% tendenziale).
Una svolta che, in realtà, confermerebbe quanto previsto dall’esecutivo e da Bankitalia, orientati ad individuare la svolta tra il terzo e il quarto trimestre dell’anno, destinato comunque a chiudersi, secondo l’istituto di via Nazionale, con un calo del Pil di poco inferiore a 2% (a fronte del -1,7% rilevato dall’Istat per il 2012).
Nel terzo o quarto trimestre potremo avere segni del Pil positivi e dire che la recessione e finita”, il commento immediato del ministro del Lavoro Enrico Giovannini.