In un approfondimento del suo centro studi, la Confindustria traccia un quadro impietoso degli effetti che la crisi ha prodotto nei consumi delle famiglie italiane. Tra il 2007 ed il 2012, la spesa media annua delle famiglie è diminuita di 3.660 euro ed era – alla fine dell’anno passato – pari a 26.100 euro. Come se si fossero volatilizzati un mese e mezzo di consumi.

Negli ultimi tempi poi la cinghia sempre più stretta sui consumi ha finito per colpire anche le spese primarie – che ovviamente erano state le meno sacrificate nella prima parte della crisi.

Quali sono le ragioni? I posti di lavoro persi – 690.000 negli ultimi cinque anni -, e l’aumento della pressione fiscale che ha ridotto il reddito disponibile dell’11%.

Ovviamente oltre alle ragioni oggettive ci sono quelle soggettive, rappresentate ad esempio dal calo della fiducia dei consumatori. Questi due ordini di fattori ha portato ad un arretramento in termini reali della spesa per consumi finali del 6,6%.

Le più colpite sarebbero le coppie senza figli con capofamiglia tra i 35 ed i 64 anni. In generale poi la crisi ha prodotto i suoi effetti nefasti soprattutto al Sud. Le famiglie hanno risposto con una corsa al discount, una maggiore attenzione a sconti e promozioni, ed un aumentato ricorso ai prodotti unbranded rispetto ai prodotti di marca.

Sono diminuiti i consumi di pane e cereali e persino le spese per le visite mediche. In tavola si trova meno pesce, frutta, acqua minerale, vino e olio, ma in compenso più birra. Sono meno frequenti i pranzi e le cene al ristorante, e c’è un crollo verticale delle spese di lusso – anche se di piccolo cabotaggio -: -65,6% l’anno per argenteria, orologeria e bigiotteria, per un risparmio medio di 60 euro.

Aumenta anche il numero dei disperati: il numero delle persone che vivono in “nuclei familiari deprivati” è passato dal 16% del 2010 al 24,8% nel 2012 , mentre il numero dei gravemente deprivati è passato dal 6,9 al 14,3%.

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