Leggere i tanti commenti  che in questi giorni stanno facendo sulla legge di stabilità sindacati, uomini politici, giornalisti etc. etc. mi ricorda i capponi di Renzo Tramaglino. Per chi non se lo ricorda, sto citando un episodio dei Promessi Sposi: Renzo va dal dottor Azzeccagarbugli e si porta dietro per pagare i servizi dell’avvocato due bei capponi, che lungo la strada non fanno altro che beccarsi con ferocia.

Noi italiani siamo così, nei momenti di crisi, tranne quando siamo proprio con l’acqua alla gola, siamo molto più portati a distruggere che a costruire. Non scappa a questa regola Carlo De Benedetti, che al convegno dei giovani di Confindustria a Napoli sfoggia un pessimismo cosmico di stampo leopardiano. “L’Europa, e l’Italia in particolare, oggi sono la zavorra della crescita mondiale”. Più del declino economico bisogna preoccuparsi del “declino morale che noi italiani stiamo vivendo. E’ il senso di frustrazione, quasi di avvilimento, che sta contagiando tutti, anche noi imprenditori”.

E poi “Quando sento parlare di segnali di ripresa che stiamo o che dobbiamo agganciare penso subito che l’interlocutore stia provando a fregarmi”… In LeoEconomia stiamo cercando di raccontare i fatti e condirli con qualche opinione… E così abbiamo scritto in diverse occasioni che qualche segnale c’è (così come abbiamo mostrato anche i dati negativi). L’ultimo risale a un paio di giorni fa: l’Istat a rilevato nel trimestre giugno-agosto un incremento della produzione nelle costruzioni del 3,4% rispetto al trimestre precedente… E  comunque un imprenditore conosciuto come il patron di Repubblica dovrebbe pensarci bene prima di lasciarsi andare così…

Risulta difficile commentarlo pure quando dice che auspica un radicale cambiamento della classe dirigente italiana: “le consorterie da combattere, le corporazioni da abbattere, così come i poteri di veto sindacali e soprattutto questa orribile politica che si occupa sempre d’altro e mai dei problemi del Paese. La tragedia di Lampedusa, avvenuta nel mezzo di una discussione oscena sulla possibile crisi di governo legata alle sorti private di Berlusconi, è stata davvero una bomba che, esplodendo, ci ha rivelato l’inutilità e il carattere grottesco della nostra discussione politica”.

Ha ragione, ma da un uomo d’affari di quasi ottant’anni che ha segnato la vita economica italiana almeno degli ultimi quarant’anni ci si aspetterebbe anche  un minimo di autocritica

photo credit: Niccolò Caranti via photopin cc