Alla fine dello sterminato elenco di brutti dati economici diventa difficile tenerne a mente qualcuno. Ecco l’ultimo in ordine di tempo:  secondo l’Istat, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è calato del 2,1% nell’anno passato – con una contrazione particolarmente marcata (-3,2%) nell’ultimo trimestre dell’anno. La riduzione è stata dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e del 3,2% se commisurata all’ultimo trimestre del 2011.

La diminuzione è ancora più marcata se si considera l’inflazione: in questo caso il potere di acquisto delle famiglie consumatrici segna un -4,8%. Dati simili si erano verificati solo nel 1995. Nell’anno passato la propensione al risparmio è stata pari all’8,2% – per una riduzione dello 0,5% rispetto al 2011 (e in questo caso per trovare una percentuale simile bisogna tornare al 1990).

La riduzione del tasso di risparmio è determinato da un calo dei redditi disponibili – meno 2,1% -, non completamente compensato dalla spesa  per i consumi – scesi unicamente dell’1,6%. Il processo di riduzione riguarda anche gli investimenti fissi lordi delle famiglie: -4,6%.

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