Ormai lo sanno anche i muri: le politiche di austerità messe a punto dall’Europa hanno peggiorato la crisi che stiamo ancora cercando di superare. La novità è che oggi anche quei talebani dell’Unione Europea hanno iniziato a capire la connessione. Uno studio comparso sul sito della Commissione – e scritto da  Jan In’t Veld – misura l’effetto dei tagli budgetari sul Pil. La Francia avrebbe perso per questo 4,8 punti di crescita, contro i 4,9 dell’Italia e il -8,05% della Grecia. Pure la Germania se la cava male, con una perdita di crescita del 2,61%.

L’impressione è che questo studio nasconda lotte di potere nei piani alti dell’Unione Europea: il documento – dal titolo “Fiscal consolidations and spillovers in the Euro area periphery and core” – è comparso sul sito della CE qualche giorno fa, con tanto di tweet di presentazione sul profilo ufficiale dell’organizzazione europea. Dopo essere rimbalzato su paio di quotidiani europei – come Liberation – è sparito dallo spazio web, per poi riapparire con la postilla che questo lavoro “non rappresenta la posizione ufficiale” della Commissione.

Il rapporto valuta anche le conseguenze dell’austerity sull’occupazione: in un paese come la Francia è costata tre punti percentuali. Le dichiarazioni di Romano Prodi, quelle di Enrico Letta e questo lavoro mi fanno pensare che finalmente le basi del dogma del rapporto deficit/Pil e debito/Pil siano molto meno solide. Una buona notizia…

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