L’ho scritto negli ultimi giorni. Ci sono alcuni segnali che parlano almeno di un allentamento della crisi: sta crescendo la fiducia delle imprese e pure quella dei consumatori. A questi fatti minori si aggiunge una conferma di maggiore peso rappresentata da un’inattesa inversione di tendenza in Lombardia.

Per la regione che rappresenta il vertice economico del paese, l’analisi di Unioncamere e Confindustria Lombardia evidenzia per il secondo trimestre dell’anno in corso una crescita tendenziale della produzione industriale dello 0,1%. Poca cosa, certamente, ma che assume un altro valore se si considera che arriva dopo 18 mesi di calo della produzione – un altro dato positivo è rappresentato dal fatto che a questa si accoppia una ripresa del fatturato di maggiore ampiezza.

Un inversione determinata dal fatto che al di là delle parole, l’industria italiana ha recuperato competitività sui mercati esteri. E anche per questo siamo riusciti a crescere a ritmi più sostenuti rispetto a Francia e Germania – il nostro paese ha guadagnato quote di mercato all’estero in oltre la metà dei paesi di sbocco. E infatti l’estero rappresenta più del 40% della domanda lombarda – siamo a un nuovo massimo storico

Insomma vanno bene le imprese più legate all’estero. Cala per questo la produzione delle azienda con meno di 50 dipendenti – che in genere si concentrano di più sul mercato interno. Discorso diverso per le imprese più grandi: per loro i paesi stranieri contano per più della metà dei ricavi – il 57% per l’esattezza – mentre per le azienda minori questa voce conta solo per il 25%.

Ultimo dato: la riduzione dei livelli produttivi riguarda soprattutto l’edilizia (-6,6%) e quei consumi che le famiglie possono differire – come l’abbigliamento che infatti segna un -3,4%

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