I numeri valgono più di tante considerazioni: tra il 2007 ed i 2012, mezzo milione di famiglie hanno mollato il loro dentista, provocando un tracollo della spesa in questo settore – meno 30,5%. Ovviamente questo dato si riflette in un crollo del fatturato dei dentisti passato da 6,7 a 4,9 miliardi di euro. Il crollo – c’era da aspettarselo, è il peggiore in Europa…

Cosa è successo? Il fenomeno si può spiegare in due modi: tanti hanno preferito la fuga all’estero – in primis la Croazia – per inseguire il low cost, mentre altri semplicemente hanno rinviato a tempi migliori questa spesa… Secondo un rapporto dell’Associazione nazionale dentisti italiani “Si può tranquillamente affermare che le famiglie non hanno avuto in questi ultimi anni e non hanno oggi sufficienti risorse per pagarsi il dentista”.

La povertà si evidenzia in un dato brutale: nel 2011, l’8,9% delle famiglie ha rinunciato alle cure odontoiatriche per ragioni economiche. Il bilancio è ancora più pesante se si guarda solo al Sud ed alle isole: qui la percentuale sale al 13%. Le punte in particolare si raggiungono tra i 35 ed i 59 anni di età.

Nello stesso periodo aumenta il ricorso al dentista in Germania, Svezia e Norvegia, e il nostro calo è tre volte superiore a quello dei paesi che come noi devono tirare la cinghia anche in questo campo, come Grecia, Spagna, Francia, Belgio e Danimarca.

E così, anche in un settore che si credeva immune dal problema, ha dovuto confrontarsi con la disoccupazione. Nel 2012, 4.043 lavoratori appartenenti al settore hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione in deroga. Comunque pochi rispetto ai 600.000 italiani che vi hanno dovuto ricorrere negli altri settori – ma comunque rappresentano un segno in più della crisi.

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