L’Istat presenta oggi dei dati drammatici sull’impoverimento dell’Italia: l’anno scorso, il 29,9% delle persone residenti, era a rischio povertà – o almeno di esclusione sociale. Il nostro istituto statistico rileva anche che l’indicatore è aumentato dell’1,7% rispetto all’anno precedente, e che la media europea è del 24,8%. Il rischio di povertà deriva dai redditi percepiti, da uno stato di forte privazione materiale e della bassa intensità di lavoro. Si trova in questa categoria chi presenta almeno una di queste condizioni.

Secondo l’Istat aumenta il numero di chi non si può più permettere una settimana di ferie – siamo passati dal 46,7% al 50,8% -, o di chi non può più riscaldare adeguatamente casa – dal 18 al 21,2% -, sostenere spese impreviste di 800 euro – siamo passati dal 38,6% al 42,5%, o che si può permettere un pasto adeguato ogni 2 giorni – anche qui un altro dato in ascesa dal 12,4% al 16,8%.

Valori drammatici che nascono – tra le altre cose – dal fatto che la metà delle famiglie nel Sud e nelle isole guadagna meno di 1.677 euro al mese. Nel Mezzogiorno il reddito medio delle famiglie è il 73% di quello delle famiglie del Nord. Il 20% più povero delle famiglie percepisce l’8% del reddito. Il rischio di povertà ovviamente cresce per le famiglie numerose – in particolare se ci sono almeno tre minori – (sono il 39,5% delle famiglie povere), o quando si è monoreddito (48,3% delle famiglie povere).

Il rischio povertà aumenta anche tra gli anziani soli – siamo passati dal 34,8% al 38,0% -, e i genitori single – per una crescita dal 39,4 al 41,7%.

photo credit: Thomas Leuthard via photopin cc