I kalashnikov, meglio conosciuti come AK-47, sono dei fucili d’assalto molto usati nel mondo occidentale ed in generale nei territori che sono in guerra. In questo periodo, con grande soddisfazione da parte dei pacifisti, l’industria sembra in crisi.

L’industria dei kalashnikov attraversa un momento di crisi, a spiegarlo molto bene sono alcuni rappresentanti dell’establishment russo che raccontano i problemi economici di chi si occupa della costruzione di queste armi. In primo luogo l’assenza di grossi ordini e poi anche la diffusione massiccia di imitazioni dell’Ak-47, vendute ad un prezzo più basso.

Un personaggio, che da sempre si occupa di questo prodotto, è Dmitry Rogozin, attualmente vice primo ministro del governo russo. Rogozin è stato anche ambasciatore alla NATO e ricorda quasi con nostalgia il periodo in cui si diceva che “i realisti imparavano ad usare il kalashnikov“, mentre gli ottimisti imparavano l’inglese e i pessimisti il cinese.

Il kalashnikov resta ancora oggi una delle armi più diffuse ma se Rogozin, per rassicurare gli operai di una fabbrica di AK-47, spiega loro che sono aumentate le vendite ai collezionisti, qualche problema profondo sussiste.

Anche il ministro della difesa russo invita il Governo a dotarsi di armi di precisione, intanto, fino al 2015, saranno distribuiti 400 mila esemplari di questo fucile.