Il governo greco ha ottenuto l’ok da parte del Parlamento sulla contestatissima riforma della Pubblica amministrazione, che prevede lo spostamento ad altre funzioni, il licenziamento o la cassa integrazione per 25mila dipendenti statali entro la fine dell’anno. Un passaggio indispensabile, ormai, per sbloccare la nuova tranche di aiuti targati Ue, Bce e Fmi.

Con 153 voti su 300 deputati aventi diritto (e l’uscita dalla coalizione di governo della sinistra moderata), dopo mezzanotte e con migliaia di manifestanti che contestavano la riforma assediando il centro di Atene, ieri il parlamento ellenico ha dato il via libera al disegno di legge che, in un Paese già afflitto dalla disoccupazione, rientra tra le misure necessarie per ottenere una nuova tranche di prestiti dalla troika costituita dai funzionari di Bce, Fmi e Ue (quasi 7 miliardi di euro).
Il premier Antonis Samaras, dopo il voto, ha promesso ai greci “giorni migliori”, ricordando allo stesso tempo il successo dell’accordo raggiunto tra il governo e i rappresentanti della Troika per la riduzione dell’Iva sui ristoranti e i prodotti di ristorazione dal 23 al 13%.

La Banca centrale europea, intanto, ha fatto sapere di restare “pronta ad attivare il programma Omt” di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, agendo a fianco del fondo di salvataggio europeo Esm e in sintonia con il Fondo monetario internazionale.
Ad affermarlo, sempre ieri, il consigliere esecutivo Joerg Asmussen, per il quale la Bce “manterrà espansiva la sua politica monetaria per tutto il tempo che sarà necessario”.
Lo abbiamo più volte chiarito”, ha sottolineato Asmussen: la Bce lo scorso 4 luglio ha abbandonato la formula di non anticipare le manovre sui tassi futuri, dichiarando che li manterrà bassi per un “prolungato periodo di tempo”.