La Banca centrale europea ha deciso “in modo non unanime” di intervenire di nuovo sul costo del denaro, tagliando di 10 punti base tutti i tassi.
Il tasso di rifinanziamento principale, a giugno ai minimi storici, scende di conseguenza allo 0,05%, mentre quello sui depositi al -0,2%.
Il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa a margine della riunione di ieri, ha poi spiegato che Francoforte ha deciso di avviare un programma di acquisti di Abs (Asset backed Securities) che dovrebbe partire dopo il board del prossimo mese.
Anche in tal caso la decisione dell’Eurotower non è stata adottata all’unanimità.

Il taglio del costo del denaro ha come obiettivo principale quello di deprezzare l’euro nei confronti delle principali valute mondiali, così da dare ossigeno all’economia del Vecchio Continente attraverso l’export e spingere su l’inflazione.
Il tasso negativo sui depositi, poi, implica che agli istituti di credito costi di più tener fermi i soldi presso la Bce che metterli in circolazione.
Se l’ulteriore taglio dei tassi e l’acquisto di Abs non dovessero bastare per dare sostegno alla ripresa e riportare l’inflazione verso quota 2%, ha sottolineato Draghi, Francoforte è pronta a nuove “misure straordinarie che rientrano nel suo mandato”.
“A questo punto – ha chiarito ricordando il ruolo dei governi – le riforme strutturali devono chiaramente prendere slancio”.