La ripresa nell’Eurozona si allontana ancora. Le prospettive di recupero dell’attività economica slittano più avanti nel 2013, verso la fine dell’anno.
È quanto ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, commentando il nuovo taglio delle stime di crescita dell’Eurozona per il 2013 deciso dall’Eurotower (-0,6% contro il precedente -0,5%). Riviste, invece, lievemente al rialzo quelle per il 2014, a +1,1%.
L’approccio accomodante della politica monetaria, insieme al significativo miglioramento dei mercati finanziari da metà del 2012, dovrebbe contribuire a sostenere le prospettive di una ripresa economica nella parte finale dell’anno”, ha dichiarato Mario Draghi, che, dopo aver comunicato la decisione della Bce di lasciare invariato il costo del denaro, ha inoltre criticato la decisione della Commissione europea di concedere più tempo ad alcuni Paesi per raggiungere gli obiettivi di bilancio, cosa, a suo avviso, possibile solo “in casi eccezionali”, e l’autocritica del Fondo monetario internazionale sui danni dell’austerity in Grecia, definito un “errore di proiezione storica”.
Il numero uno dell’istituto centrale europeo ha parlato, infine, delle “deboli” condizioni del mercato del lavoro nell’area euro, dove il tasso di disoccupazione ha toccato livelli “elevati in modo inaccettabile”, soprattutto tra i giovani.
Le riforme del mercato del lavoro, ha insistito l’ex governatore di Bankitalia, “hanno scaricato tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani” e ciò, con la globalizzazione, è la principale causa dell’elevata disoccupazione giovanile che affligge l’Eurozona: per questo, ha concluso, i governi devono intervenire con delle riforme strutturali che stimolino l’occupazione.