Le aperture della Commissione europea in materia di deficit iniziano ad intravedersi ma il Belpaese è troppo indebitato per poterne beneficiare. Nel caso fosse necessario allentare le richieste Ue, infatti, si potrebbero concedere due anni in più a Francia e Spagna e offrire una proroga di un anno a Olanda e Slovenia, ma nessuna concessione nel caso dell’Italia, soverchiata dall’onere del debito pubblico.
È quanto ha dichiarato alla stampa nel fine settimana il responsabile agli Affari economici e monetari Olli Rehn, che ha riservato al nostro Paese warning molto simili a quelli usati giovedì scorso dall’Ocse: il disavanzo deve restare al di sotto della soglia cardine del 3% del Pil e non soltanto quest’anno ma anche dopo. È quanto, d’altra parte, chiede Bruxelles per chiudere la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, protocollo che rimarrà invece valido per Parigi e Madrid: le proiezioni su 2013 e 2014, infatti, stimano un disavanzo del 2,9% e poi del 2,5% del Pil per l’Italia, del 3,9% e poi del 4,2% per la Francia e addirittura del 6,5% e dopo del 7,0% per la Spagna.
Ma il quadro cambia in modo piuttosto drastico passando alla questione debito pubblico: sempre per il biennio 2013-2014 le stime sono per il 94,0% e poi il 96,2% per Parigi, il 91,3% e poi il 96,8% per Madrid, ma il 131,4% e poi il 132,2% nel caso dell’Italia. E, di fronte ad un’economia che non riparte, con la prospettiva di una recessione dell’1,3% nel 2013 dopo il catastrofico -2,4% dello scorso anno, il debito pubblico è una vera e propria zavorra per il Paese. “Un deficit stimato sotto il 3% nel 2013 – ha sottolineato Rehn alla stampa dopo l’incontro con il premier Letta della scorsa settimana – facilita l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo” per l’Italia “purché continui l’impegno per il consolidamento delle finanze pubbliche”.