Il Prodotto interno lordo dell’area euro nel trimestre aprile-giugno è cresciuto dello 0,3%, con l’Italia che resta attardata a -0,2%.
Il dato confermerebbe il superamento della stagnazione economica nel Vecchio Continente, già ampiamente preannunciata dalle stime flash di metà agosto, ma l’Italia, nel quadro delineato dall’Eurostat, evidenzia ancora forti ritardi, sia per quanto riguarda la competitività, sia lato ripresa, con un Pil che ha fatto registrare un calo dello 0,2% sul primo trimestre.
A smorzare facili entusiasmi, d’altronde, c’ha pensato Simon O’Connor, portavoce del commissario Ue agli Affari monetari Olli Rehn, secondo cui “dichiarazioni secondo le quali la crisi è finita sono per lo meno premature”, e “visti gli elevati livelli di disoccupazione in molte parti in Europa”, ha aggiunto “non c’è assolutamente margine per il compiacimento”.

I dati. La stima del Pil rispetto al primo trimestre 2013 è migliorata passando da -0,7% a -0,5%. Allargando l’analisi all’intera Unione europea, la dinamica del Pil è stata fissata al +0,4% rispetto al primo trimestre, con una correzione al rialzo della prima previsione di metà agosto fissata al +0,3%. Rispetto al secondo trimestre 2012 il dato è stato ritoccato a crescita zero dal -0,2% stimato ad agosto. Nello stesso periodo la crescita degli Stati Uniti è stata dello 0,6% rispetto al primo trimestre (dopo +0,3%) e del +1,6% rispetto al secondo trimestre 2012  (dopo +1,3%).
Per quanto riguarda l’andamento dei singoli Paesi, l’aumento più marcato si è rilevato quello del Portogallo, +1,1%, seguito da Finlandia, Germania, Lituania, e Regno Unito, +0,7%, e Francia, +0,5%. In terreno negativo Cipro, -1,4%, Slovenia -0,3%, Italia e Olanda -0,2%, e Spagna, -0,1%.
Passando alle singole componenti del Pil, nel secondo trimestre è aumentata dello 0,2% la spesa delle famiglie per consumi finali, fattore che ha contribuito positivamente (+0,1%) alla crescita del Pil.