Leggere il bollettino della Bce non è un’esperienza entusiasmante. Il linguaggio ricorda spesso quello dei notabili della Democrazia Cristiana. Comunque la novità è che, pure tra qualche distinguo, la Banca centrale europea prevede una “graduale ripresa nel prosieguo dell’anno e nel 2014″.
Cosa significa? Che l’Eurozona dovrebbe tornare alla crescita ma con tassi inferiori all’1%. Poca roba ma sempre meglio di niente…

L’istituto centrale europeo vede rosa anche in termini di rischi e di impatto della riduzione del rating – l’affermazione vale sia per il downgrade della Francia da parte di Fitch, sia per quello operato sull’Italia da Standard & Poor’s – “hanno avuto impatti limitati sui mercati obbligazionari”.

Il miglioramento previsto del quadro generale non cambia la politica della Bce: continuerà ad avere una politica monetaria accomodante, per cui c’è da attendersi che i tassi di interesse “rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo”.

Le aspettative di crescita come vi ho detto non sono entusiasmanti: per l’Eurozona si prevede un -0,6% (le precedenti stime parlavano di un -0,4%) per l’anno in corso, mentre per il 2014 ed il 2015 si parla di un +0,9% e di un +1,5% (contro un 1% e un 1,6%). Insomma c’è poco da stare allegri.

Ovviamente il nostro istituto centrale utilizza queste cifre per fare la solita litania sulla necessità di “riforme strutturali al fine di promuovere la competitività, la crescita e la creazione di posti di lavoro”, e la “rimozione delle rigidità nel mercato del lavoro, la riduzione degli oneri amministrativi e il rafforzamento della concorrenza nel mercato dei beni e servizi di particolare giovamento per le piccole e medie imprese”.

Più flessibilità per tutti, come se quella che c’è già non fosse già notevole…

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