L’Irlanda è fuori dal programma di salvataggio Ue.
La repubblica d’Irlanda è dunque il primo Paese ad uscire dal programma comunitario per i membri dell’Unione europea maggiormente colpiti dalla crisi partita nel 2008.
Dublino, dopo aver incassato un prestito comunitario di 67 miliardi per rispettare l’austerity e uscire dalla recessione muovendosi tra i rigidi paletti imposti dalla Troika, può ora tornare sui mercati e finanziarsi indipendentemente da Banca centrale e Unione europea, a tassi d’interesse mediamente bassi e nel pieno recupero della fiducia degli investitori internazionali.

L’esecutivo irlandese, dopo aver apportato tagli alla spesa pubblica per 30 miliardi di euro (il 20% del Pil), innalzato la pressione fiscale, ridotto i benefici assistenziali e tagliato le retribuzioni anche del 20%, dovrà ora restituire gradualmente i finanziamenti ottenuti nell’ambito del piano di salvataggio più gli interessi accumulati su di essi, ma la bolla immobiliare e la fuga dei colossi hi-tech e del Web (Google e Facebook in primis) sembrano ormai rientrati e Dublino sta ritornando ad essere la capitale europea delle tecnologie digitali.
Le assunzioni nel settore hi-tech sono infatti ripartite e c’è anche chi confida nella ripresa del settore immobiliare, come il sorgere di nuove costruzioni abitative testimonierebbe.
Fatto sta che il premier Enda Kenny ha già annunciato un altro taglio alla spesa pubblica (2 miliardi) e nuove tasse anche per il prossimo anno, con gli irlandesi che impiegheranno un bel po’ di anni per rivivere le condizioni di vita ante-crisi.