L’Italia ha intenzione di ridiscutere il ruolo delle agenzie di rating al prossimo G20.
L’idea alla base dell’iniziativa è che Moody’s e Standard&Poor’s stiano cercando di recuperare la credibilità persa con la bolla legata ai mutui sub-prime e il crack Lehman Brothers declassando in serie i Paesi in forte fase recessiva e con debiti sovrani sempre più crescenti, anche se è difficile non credere che a motivare l’iniziativa italiana sia soprattutto il timore (fondato) di nuovi tagli al giudizio sul debito pubblico, ormai a due gradini dal livello ‘spazzatura’.
Nello specifico, al prossimo vertice G20, in agenda a San Pietroburgo a inizio settembre, e, in parallelo, al Financial Stability Board, l’esecutivo sarebbe intenzionato a proporre di rimpiazzare le grandi agenzie di rating private, come Fitch, Moody’s e S&P, con un sistema di valutazioni del rischio d’insolvenza sui titoli di Stato gestito da organismi pubblici come l’Ocse o la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea.
D’altra parte, un doppio declassamento da parte di Moody’s e S&P(che hanno già anticipato un probabile nuovo downgrade della nostra economia entro fine anno) taglierebbe l’Italia fuori dai fondi della Bce: la Banca centrale, infatti, accetterebbe in garanzia titoli con rating ‘spazzatura’ solo se il governo che li emette adotti misure per assicurare di essere solvibile e, come accaduto con l’Irlanda, accetti le condizioni ‘lacrime e sangue’ eventualmente dettate dalla Troika.
Una prospettiva, questa, non proprio remota e che fa capire, più di ogni altra spiegazione, come per il Belpaese la questione rating (e l’indebolimento delle agenzie Usa) sia ormai di vitale importanza.