“Non è stupido che ci siano i parametri come punto di riferimento. È stupido che si lascino immutati 20 anni. Il 3% di deficit/Pil ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto lo zero, in altri il 4 o il 5%. Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline”. Chi ha fatto queste dichiarazioni? Se pensate che sia un pericoloso populista, tipo Beppe Grillo, un sovversivo di sinistra, un euroscettico… vi sbagliate di grosso.

E’ Romano Prodi, economista, primo ministro e presidente della Commissione Europea tra il 1999 ed il 2004, in un’intervista alla Nazione. Non c’è più l’Europa, ma solo “i Paesi e uno solo al comando, la Germania. Anche la Bce, che pure, con Draghi, è l’unico potere forte europeo e ha fatto tanto, non è onnipotente. Ha uno statuto e la Bundesbank in consiglio…”.

Insomma, le parole di Prodi hanno un obiettivo preciso: l’inutile austerità tedesca. “Il rapporto debito/Pil è sempre aumentato, è una politica sbagliata, ma se sforassimo i parametri i tassi andrebbero alle stelle”. La soluzione se si volesse ci sarebbe pure: “Dovrebbero battere i pugni sul tavolo insieme Francia, Italia e Spagna, ma non lo fanno perché ciascuno si illude di cavarsela da solo”. Insieme potrebbero ottenere almeno il risultato di “escludere temporaneamente dal computo” del 3% “i 51 miliardi versati dall’Italia alla solidarietà europea e usare quelle risorse per investimenti pubblici straordinari. I conti non si mettono a posto senza crescita”.

Tra lo questa politica non conviene nemmeno con la Germania, visto che “Se si spacca l’Euro, con una valuta del nord e una del sud, il loro tasso di cambio andrebbe a 2 e oltre e non venderebbero più una sola Mercedes in Europa. Gli industriali tedeschi lo sanno, ma tutto quel che riescono ad ottenere è solo una politica di piccoli aggiustamenti, piccole solidarietà, il che non basta per uscire dalla crisi”. Senza parole…

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