Il New York Times in questi giorni ha scritto che una commissione di esperti voluta dal governo greco di Antonis Samaras ha redatto un rapporto di 80 pagine sui danni alle infrastrutture, i furti di reperti archeologici e i prestiti forzosi – vere e proprie rapine – perpretati dalla Germania nazista durante l’occupazione della Grecia tra il 1941 ed il 1945.

Nel rapporto non ci sono cifre, ma secondo l’ex-partigiano – e oggi parlamentare – Manolis Glezos, ammonterebbe a 220 miliardi di dollari – sarebbe quasi la metà del debito pubblico greco. Non è la sola stima fatta sul tema. Secondo un gruppo di pressione, il  Consiglio nazionale ellenico sui risarcimenti, la somma da richiedere al governo tedesco sarebbe addirittura pari a 677 miliardi dollari.

Come ho scritto prima si tratta di stime. In particolare risulta complicato stabilire quale sarebbe il valore attuale dei prestiti forzosi fatti in dracme ipersvalutate di settant’anni fa (una stima più prudenziale di un ex ministro delle finanze greco si attesta sui 24 miliardi di dollari).

La richiesta di danni è stata già dichiarata irricevibile dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble qualche mese fa. Il problema per i greci è che Atene fu costretta a rinunciare alle riparazioni di guerra nel 1945 da statunitensi e greci, preoccupati che la Germania non si trovasse nella stesssa situazione del post prima guerra mondiale a causa dei pagamenti per i danni di guerra.

E questo lo sanno anche i greci. Più facile pensare che il rapporto possa diventare un modo per ottenere migliori condizioni nei prossimi negoziati con la troika. Comunque vadano a finire le cose, da questo genere di notizie si vede in che stato è oggi l’Europa

photo credit: quox | xonb via photopin cc