Dopo nove mesi di trattativa e 150 ore di sicopero è arrivata la firma dell’accordo tra Electrolux e sindacati. La firma è arrivata mercoledì al Ministero dello Sviluppo economico. C’erano il ministro Federica Guidi e i presidenti del Friuli Venezia GiuliaDebora Serracchiani – e quelli del VenetoLuca Zaia -, Emilia Romagna – Vasco Errani – e Lombardia – Roberto Maroni.
L’accordo vale per tutte le fabbriche italiane della multinazionale svedese e prevede una riduzione del costo del lavoro ed azioni per aumentare l’efficienza produttiva. In cambio Electrolux si impegna ad investire 150 milioni di euro in Italia, escludendo licenziamenti fino al 2017 – l’anno successivo però se ne prevedono 800. La firma ufficiale sul documento dovrebbe arrivare giovedì pomeriggio a Palazzo Chigi, alla presenza di Matteo Renzi, ma dovrà avere il via libera definitivo dei lavoratori attraverso un referendum previsto per il 22 maggio.

Quali sono i punti principali dell’accordo? La multinazionale si assicura la decontribuzione dei contratti di solidarietà, la riduzione delle pause e dei permessi sindacali (-60% dall’anno prossimo), l’aumento della produzione e la mobilità incentivata per 300 lavoratori. Le misure dovrebbero portare ad una riduzione dei costi degli impianti italiani che si porterebbero a livello di quelli polacchi – questa era poi la richiesta principale della Electrolux.

La multinazionale svedese sembra essere uscita vincente su tutta la linea, visto che circa 2/3 dei 150 milioni da investire arriveranno da finanziamenti agevolati o a fondo perduto anche con il contributo delle Regioni. A questo c’è da aggiungere l’importante sostegno del decreto Poletti sui contratti di solidarietà.  Direi proprio che il governo Renzi abbia creato tutte “le condizioni perché le industrie rimangano in Italia“.

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