L’Eurozona è sotto pressione, la recessione attacca di nuovo le aree periferiche e il Vecchio Continente, in piena stagnazione, si ritrova ad affrontare un’ulteriore incubo, logica conseguenza di uno scenario bloccato dalla crisi dei debiti sovrani e da una diffusa mancata crescita, quello della deflazione.
Prospettiva, quest’ultima, che ha spinto la Banca centrale europea, dopo Federal Reserve, Bank of Japan e Bank of England, a mettere in campo tutta l’artiglieria disponibile per sorreggere l’economia reale.
Così l’Eurotower, dopo i diversi annunci del presidente Mario Draghi nelle precedenti uscite mensili del board, ha definitivamente ribadito di voler portare avanti una politica monetaria espansiva basata su tassi d’interesse vicino allo zero, acquisti di Abs e un nuovo piano di rifinanziamento a lungo termine (Ltro) molto vicino alle operazioni di quantitative easing della Fed.

L’Ltro (long term refinancing operation) è, letteralmente, un’operazione di rifinanziamento di lungo termine ed è riconducibile alle manovre di quantitative easing della Federal Reserve guidata da Ben Bernanke, prima, e Janet Yellen, oggi, per la gestione dei tassi di interesse e della liquidità nel sistema statunitense.
Gli Ltro della Bce avvengono a mercato aperto ed hanno, di norma, l’obiettivo di iniettare liquidità nel circuito economico: la Banca centrale europea, di solito, non li utilizza per agire sui tassi.
Così è stato, almeno, nelle due recenti, e più importanti, operazioni di Ltro con cui l’Eurotower ha fornito circa mille miliardi di euro ad un tasso dell’1% agli istituti di credito europei tra la fine del 2011 e il primo trimestre del 2012, nel tentativo di fronteggiare la crisi di liquidità del sistema e il rischio di inadeguatezza patrimoniale delle stesse banche di fronte ad una congiuntura economica negativa di lungo corso.

Le operazioni Ltro targate Bce, dunque, sono negoziate in un’asta di liquidità in cui la Banca centrale europea concede un finanziamento alle banche che ne fanno richiesta, di durata triennale e con un tasso di interesse espressione della media del tasso principale sulle operazioni di rifinanziamento calcolata nel periodo della stessa operazione, ricevendo dalle stesse una garanzia collaterale sul prestito costituita da titoli governativi degli Stati membri dell’Ue, nei due illustri precedenti citati anche di quelli dichiarati privi di valore.
Nell’asta del 21 dicembre 2011, infatti, Francoforte ha collocato circa 489,19 miliardi di euro, scadenza al 29 gennaio 2015 ed opzione di pagamento anticipata ad un anno, presso 523 offerenti europei.
Il tasso dell’offerta di liquidità è stato quello di riferimento all’1% e il paniere dei titoli che le banche potevano porre a garanzia collaterale del prestito è stato ampliato anche a quelli dei Paesi Ue in grosse difficoltà e/o dichiarati insolventi.
Nell’asta del 29 febbraio 2012 (scadenza 26 febbraio 2015) la Bce ha iniettato altra liquidità sul mercato per circa 529,53 miliardi di euro, accettando anche questa volta i bond governativi della Grecia e chiedendo alle banche di utilizzare il finanziamento per riacquistare quota del debito sovrano dell’Eurozona e, soprattutto, dei Paesi periferici dell’Unione monetaria, in quei mesi sotto il duro assedio della speculazione internazionale.
La lista degli asset che possono essere usati come garanzia collaterale viene comunque pubblicata sul sito della Banca centrale europea e aggiornata anche più volte al mese.