Il reddito pro-capite delle famiglie italiane si è contratto al punto da toccare i livelli del 1993 e la ricchezza finanziaria negli ultimi dieci anni si è quasi dimezzata, passando da 26mila a 15.600 euro a famiglia (-40,5%). E se, da un lato, il ceto medio procede gradualmente a sparire, dall’altro, la ricchezza si sta spostando sempre più vistosamente verso la fascia di popolazione più anziana, con i giovani che stentano ad accantonare un patrimonio. Non sorprende, dunque, che il livello di indebitamento delle famiglie sia cresciuto dell’82,6%.
Lo si apprende dal 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese presentato lo scorso fine settimana, per il quale nell’arco degli ultimi venti anni la quota di famiglie con una ricchezza netta (immobili e beni mobili) maggiore di 500mila euro è più che raddoppiata, passando dal 6% al 12,5%, ma la quota di ricchezza detenuta dal ceto medio, vale a dire dalle famiglie con un patrimonio compreso tra 50mila e 500mila euro, la maggioranza dunque, è passata dal 66,4% al 48,3%. E mentre 20 anni fa i nuclei con capofamiglia d’età inferiore a 35 anni possedevano il 17,1% della ricchezza totale delle famiglie italiane, negli ultimi due anni la loro quota è crollata al 5,2%: un’ulteriore conferma delle difficoltà di trovare un lavoro e di raggiungere una certa stabilità una volta conquistatolo e del correlato spostamento della ricchezza verso le fasce della popolazione con età più avanzata.
D’altra parte, si legge nel Rapporto, le persone che cercano lavoro sono diventate più di 2,75 milioni e di questi il 51,8% ha meno di 35 anni d’età, il 24,9% è compreso nella fascia intermedia tra i 35 e i 44 anni e il 23,3% ricade nelle generazioni più adulte.

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