Se si chiede oggi a un italiano come vanno le cose lui risponderà non bene ma con la consapevolezza che stiamo facendo ciò che serve, poiché la svalutazione non è più possibile. Le riforme non sono finite, bisogna fare di più e spetterà al nuovo esecutivo andare avanti su questa strada, a cominciare da liberalizzazioni e spending review“. Così il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, al Council on Foreign Relations di New York, dove venerdì scorso ha spiegato come il governo Monti abbia posto le basi per la ripresa dell’economia italiana, prevista dal secondo semestre del prossimo anno, e quanto ci sia ancora da fare per il prossimo esecutivo. Il ministro ha anche parlato di Imu, la “spiacevole” imposta che ha contribuito non poco alle entrate tributarie del Paese.

La via delle riforme. “Attraversiamo una difficile fase di trasformazione, siamo ancora in un momento di rischio ma i numeri inizieranno a migliorare dalla seconda metà del 2013“. “Stiamo attraversando una fase di trasformazione – ha insistito il ministro Grilli nel suo discorso – soprattutto per quanto riguarda gli aggiustamenti fiscali e restiamo sotto pressione“, ma l’obiettivo finale “non è l’austerità bensì la crescita“.
Le riforme avviate dal governo Monti, ha specificato il ministro, “consentono di aspettarci un aumento del Pil di 4-5 punti“, soprattutto nel comparto manifatturiero e dei servizi, anche se nei prossimi mesi occupazione e crescita saranno ancora sotto stress.
Nella prima metà del 2013 prevediamo una contrazione del Pil dello 0,2%, ma nella seconda metà ci aspettiamo che i numeri miglioreranno”: continuando a “rispettare il requisito costituzionale del pareggio di bilancio – ha rimarcato Grilli – ci saranno frutti positivi dal giugno del 2013“. E per vedere “l’economia più produttiva bisogna ridurre il carico fiscale – ha aggiunto -, occorre tagliare la spesa pubblica“.
Per quanto riguarda l’Eurozona, infine, Grilli ha ribadito l’auspicio che si proceda verso un’unione bancaria, così da affrontare efficacemente “il problema della liquidità” degli istituti di credito.

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