Sono oltre 2 milioni e 750mila le persone che cercano lavoro in Italia e di esse il 51,8% ha meno di 35 anni di età, il 24,9% appartiene alla fascia intermedia dei 35-44 anni e il 23,3% riguarda le generazioni più adulte. Tra i primi sei mesi del 2011 e il primo semestre di quest’anno l’aumento di coloro in cerca di un’occupazione ha fatto registrare un vero e proprio boom, +34,2%, senza lasciare fuori nessuno, uomini o donne, italiani o stranieri, residenti al Sud o al Nord del Paese. Il quadro del mercato del lavoro italiano disegnato dal 46° Rapporto Censis è davvero cupo e conferma tutte le più recenti letture della recessione in cui è precipitato il Paese e dalla quale non riesce più a uscire.
Il perdurare della crisi e dei suoi effetti sull’occupazione, sottolineano dal Censis, sta spingendo i giovani a riposizionarsi rispetto alle scelte di studio e di lavoro. Nell’anno scolastico in corso, si legge nel Rapporto, le preiscrizioni agli istituti tecnici e professionali sono aumentate dell’1,9% rispetto all’anno precedente, mentre le immatricolazioni universitarie sono calate del 6,3% e i dati provvisori relativi al 2011-2012 evidenziano un’ulteriore contrazione del 3%: la recessione ha messo a nudo come la laurea non protegga dal vortice della disoccupazione giovanile e né garantisca migliori condizioni occupazionali e remunerative rispetto ai diplomati. Di conseguenza, i giovani iniziano ad abbandonare i percorsi di studio più aleatori per predilire quelli dai contorni professionali meno incerti: tra il 2007 e il 2010, infatti, le immatricolazioni ai corsi di laurea umanistico-sociali sono calate di oltre il 3%, passando dal 33% al 29,9% del totale, mentre i percorsi di tipo tecnico-scientifico hanno fatto segnare un +2,7%, da 26% a 28,7%. Altro dato da non sottovalutare, ancora, è il deciso aumento di studenti, +42,6%, che tra il 2007 e il 2010 ha deciso di completare la propria formazione superiore all’estero.
In termini di sentimento dominante tra gli italiani, si legge nel documento, il più diffuso è la rabbia, che colpisce il 52,3% della popolazione, seguita da paura (21,4%), voglia di reagire (20,1%) e senso di frustrazione (11,8%), e il 43,1% della popolazione vede nella crisi morale e nella corruzione della politica l’elemento scatenante la crisi, seguiti dagli sprechi clientelari (26,6%) e dall’evasione fiscale (26,4%), e solo il 18% addebita i problemi economici a fattori extra-nazionali quali euro e politica comunitaria.

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