Il rosso quest’anno non è acceso come nel 2012, ma se si guarda all’aggregato delle prime dieci banche italiane, il risultato complessivo è ancora una volta negativo: un miliardo di euro di perdite nette. E’ vero che non tutti gli istituti di credito hanno chiuso in perdita – per il Monte dei Paschi di Siena che non ha ancora presentato i bilanci ci si è basati sulle previsioni degli analisti.

Nel 2011 il rosso complessivo fu di 26,2 miliardi, dovuto in gran parte a svalutazioni sugli avviamenti – pesavano per più di 28 miliardi. La zavorra del 2012, invece, è stata quella dei crediti deteriorati – con rettifiche per 20,8 miliardi, +49,9% rispetto all’anno precedente, quando erano pari a 14 miliardi.

La qualità del credito, ovviamente, è strettamente legata alla salute dell’economia reale, e solo quando ci sarà una ripresa si potrà assistere ad una minor tensione sugli impieghi. La cattiva economia rende più difficile la restituzione dei crediti, le banche stringono i cordoni della bora, e la situazione continua a peggiorare.

Secondo l’Abi le sofferenze nette sarebbero state pari a 64,6 miliardi a dicembre e a 63,9 in gennaio. La situazione comunque dovrebbe decisamente migliorare solo nel terzo-quarto trimestre di quest’anno. La situazione ovviamente è composita: c’è chi ha pagato un utile come Intesa e Unicredit, chi ha chiuso in rosso – come il Banco Popolare -, e altre ancora hanno varato aumenti di capitale, come Carige e Banca Popolare di Milano, che ha rimborsato anche un miliardo e mezzo di prestiti Ltro.

Nell’anno scorso hanno più che raddoppiato i ricavi da trading – 4,9 miliardi contro i 2,2 del 2011. Una situazione che con ogni probabilità non si potrà ripetere nel 2013. Alcuni dicono che dovrebbe essere compensata dall’aumento del margine di interesse – che effettivamente nel 2012 si è contratto di un paio di miliardi rispetto all’anno precedente.

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