In questi giorni gli istituti di statistica di diversi paesi fanno il conto degli effetti della crisi economica nei paesi colpiti dalla recessione. Oltre a prendere nota del numero di disoccupati e delle imprese che stanno ormai con l’acqua alla gola, si possono contare anche i governi caduti per ragioni economiche. 

La crisi può avere effetti sia sull’economia reale, per esempio quando si parla di crisi dei consumi, di incapacità di arrivare alla fine del mese e così via, sia sulla finanza, quando per esempio si prende nota della battuta d’arresto di Piazza Affari o di un altro mercato.

Ma la crisi ha effetto anche sulla politica. Spesso le misure d’austerity imposte dai governi ai cittadini, non vanno a genio agli elettori e agli eletti e portano alle dimissioni i rappresentanti, autorizzando il cambio al vertice. L’Italia è un esempio di questo tipo di situazioni. A dicembre Silvio Berlusconi si è dimesso lasciando spazio al governo tecnico di Monti.

Ma in Europa i governi fatti fuori dalla crisi sono molti di più. In Olanda e in Romania per esempio la crisi politica è ancora in corso e in Romania è già la seconda volta che si “va alle urne”.

La crisi ha eliminato anche i vecchi politici di Slovenia, Slovacchia, Irlanda, Spagna, Finlandia, Portogallo e ovviamente Grecia.