Il prodotto interno lordo si prevede a -2,3% per il 2012, e la recessione proseguirà anche nel 2013, sebbene rallentata (-0,5%). Gli investimenti fissi sono dati in diminuzione del 7,2% quest’anno. La spesa privata per consumi è prevista in calo del 3,2%. Le imprese sono sostenute prevalentemente dalle esportazioni, mentre soffrono pesantemente sul mercato interno.

Tutti questi indicatori lasciano profonde preoccupazioni anche per il 2013; il previsto miglioramento generale significa semplicemente che l’economia non andrà così male come nell’anno che sta per finire, ma comunque sarà ancora negativa.

L’effetto più visibile e devastante è quello della disoccupazione. Sono 2.870.000, secondo i dati diffusi dall’Istat, le persone che ad ottobre si trovavano senza lavoro. Si tratta di un aumento del 3,3% rispetto a settembre. Dall’inizio dell’anno la percentuale dei disoccupati è cresciuta del 28,9%, pari a 644mila persone. Il dato del tasso di disoccupazione generale nel nostro Paese si attesta così all’11,1%. E’ un aumento dello 0,3% rispetto a settembre e del 2,3% dall’inizio dell’anno. Si tratta del dato più alto dal gennaio del 2004.

Per il terzo trimestre di quest’anno le rilevazioni Istat registrano un calo di 70mila unità nell’occupazione italiana, mentre sono saliti di 73mila unità gli occupati stranieri. Diminuisce l’occupazione maschile di 149mila unità. E’ invece aumentata quella femminile, di 153mila.

Un altro dato significativo di quanto stia peggiorando la situazione generale è la diminuzione della popolazione inattiva, cioè chi non cerca lavoro o non è disponibile a lavorare: -4%, 601mila unità. E’ diminuito il numero degli inattivi tra 55 e 64 anni; in questo caso, certamente si tratta di persone rimaste al posto di lavoro a causa dei maggiori vincoli legislativi sull’accesso alla pensione.

Diminuiscono inoltre gli occupati a tempo pieno (-2%); calano soprattutto i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, e maggiormente al sud. Sono aumentati notevolmente gli occupati a tempo parziale (+11,6%), ma si tratta in gran parte di persone che non hanno potuto rifiutarsi di lavorare part-time.

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