Prova a diffondere un po’ di cauto ottimismo Mario Draghi.
Per il presidente della Banca centrale europea “la debolezza economica si estenderà ancora nel prossimo anno”, ma già dal secondo semestre si avvertirà “una ripresa molto graduale” grazie al recupero della domanda globale di beni e servizi e al miglioramento del quadro macroeconomico, anche se “le prospettive economiche restano impegnative”. Per Draghi i fattori determinanti della fase di stallo che stiamo vivendo sono principalmente due: da un lato, la sfiducia che si è insediata nel sistema interbancario europeo, che ha quasi paralizzato l’erogazione del credito a famiglie e imprese, e, dall’altro, la mancata crescita economica.
Secondo l’uomo dell’anno per il Financial Times, intervenuto ieri al Parlamento Ue, la supervisione unica delle banche europee, dopo l’acquisto illimitato di bond (OMT), può essere l’arma per avviare la tanto agognata inversione di tendenza già dal 2013, “un punto di svolta nella soluzione delle nostre sfide attuali”, che “contribuirà a restaurare la fiducia nel settore bancario dell’eurozona” e che “aiuterà a mettere in sesto i prestiti interbancari e i flussi finanziari tra Stati, con effetti tangibili sull’economia reale”.
E per fare in modo che i sacrifici sostenuti sino ad oggi dai cittadini europei non siano vani, ha sottolineato l’ex governatore della Banca d’Italia, i singoli Stati devono proseguire sulla strada delle riforme, perché “le riforme economiche danno frutto anche se, nel breve termine, il costo per i cittadini è considerevole” e per questo “sono il giusto corso, e i governi devono perseverare”. Non a caso, ha insistito Draghi, “le esportazioni di beni e servizi in Spagna sono aumentate del 27% dal 2009, del 14% in Irlanda, del 22% in Portogallo e del 21% in Italia. Questi quattro Paesi stanno anche assistendo a miglioramenti dei costi unitari del lavoro“.

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