A giugno le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,4% sullo stesso mese del 2013 e dello 0,1% sul mese precedente e l’effetto degli 80 euro in busta paga è stato “quasi invisibile”.
I consumi sono dunque ancora una volta rimasti fermi, scrive Confcommercio, mentre va decisamente meglio nel resto dell’Eurozona, +2,4% su giugno 2013.
Nell’area euro, risalta l’articolo della confederazione nazionale delle imprese, sembra finalmente respirarsi un’aria di ripresa, che l’Italia tuttavia non riesce proprio a intravedere.
E se i dati rilevati dall’indicatore Consumi sono comunque positivi, aggiunge l’associazione, risultano ancora insufficienti per poter affermare che il Paese sia vicino ad un punto di svolta.

Durante il mese di giugno, scrive l’Ufficio studi nell’Indicatore consumi confcommercio (ICC), rispetto allo stesso mese del 2013, si sono registrate variazioni positive per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+3,8%), grazie soprattutto all’acquisto di beni, per beni e servizi ricreativi (+1,3%) e per alberghi (la voce principale), pasti e consumazioni fuori casa (+1,1%).
Meno marcata la crescita della spesa per beni e servizi per la cura della persona (+0,8%) e per gli alimentari, bevande e tabacchi (+0,5%).
Riduzione molto significativa, invece, per i beni ed i servizi per la mobilità (-1,1%), sia per il forte calo della vendita di carburanti, sia per l’andamento negativo delle vendite di auto e motocicli a privati, per l’abbigliamento e le calzature (-1,1%) e per i beni e servizi per la casa (-0,8%).

“Cercando l’effetto bonus a tutti i costi si può rinvenirlo nella crescita tendenziale dei consumi a giugno pari allo 0,4%, corrispondente a un +0,1% sul mese di maggio. Troppo poco rispetto alle attese. Sono segnali positivi, ma straordinariamente deboli e insufficienti per affermare che la domanda delle famiglie sia giunta ad un incoraggiante punto di svolta”, il commento ai dati dell’ICC da parte della Confcommercio: “allo stato attuale si conferma il permanere di un quadro economico privo di una precisa direzione di marcia, situazione che dopo un lungo ed eccezionale periodo recessivo non può non preoccupare molto”.
“La cautela nell’interpretare i dati – continua l’associazione – deriva anche dal peggioramento registrato a luglio proprio dal clima di fiducia delle famiglie, il secondo consecutivo, sintomo del permanere di uno stato di disagio caratterizzato dalla dominanza dell’incertezza per il futuro rispetto agli effetti reali di un maggior reddito disponibile”.