In sette anni sono andati in fumo un milione di posti di lavoro e sono tantissimi gli italiani divenuti poveri pur avendo ancora un impiego.
La crisi che l’Italia sta affrontando e dalla quale non riesce ancora ad uscire, ha scritto ieri il Cnel, è di fatto la più pesante dal dopoguerra ed è davvero difficile, se non azzardato, stimarne la fine.
Ritornare ai livelli del 2007, si legge nel Rapporto Cnel sul mercato del lavoro, è praticamente impossibile e anche i dati ufficiali sulla recessione italiana andrebbero rivisti in negativo.
Il tasso di disoccupazione, spiega il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, nella sua definizione “più ampia” lo scorso anno ha superato il 30% e nella prima parte del 2014 la perdita di posti di lavoro non ha mostrato affatto segnali di rallentamento.

I posti di lavoro, continua l’analisi, sono andati in fumo ovunque, ma il settore che continua a penare di più resta l’edilizia (-400mila addetti), seguito subito dall’industria.
Anche in termini territoriali la “violenza” della grande crisi si è mostrata in termini molto diversi: nel Mezzogiorno, infatti, il crollo del Pil fino ad ora è risultato più del doppio di quanto rilevato nel resto del Paese, mentre il tonfo dell’occupazione annovera fino ad oggi quasi 600mila occupati in meno, rispetto ai poco più di 400mila riscontrati nel Centro e nel Nord Italia.

La tendenza a posticipare i limiti pensionistici, inoltre, unita ad una domanda di lavoro in piena stagnazione, sta bloccando l’ingresso di nuove leve nel mercato: a pagare di più la crisi, spiega il Cnel, sono i più giovani, confinati ormai ai margini del mercato del lavoro, a fronte di una platea di lavoratori sempre più anziana che ostacola il cambiamento tecnologico, l’innovazione, la produttività e, dunque, la “posizione competitiva” delle imprese.
Ma a preoccupare, infine, c’è un fenomeno poco visibile ma non meno sconcertante: avanzano, rileva il documento, i “working poor”, quei cittadini cioè che stanno, da soli o con le rispettive famiglie, sperimentando condizioni di povertà anche se occupati per via delle condizioni di sottoccupazione o di precarietà del lavoro che stanno vivendo.