La serata del 10 dicembre 2013, notte dell’11 per noi, verrà ricordata negli Stati Uniti come la fine della guerra sul bilancio. E’ durata tre anni; ha portato lo scorso ottobre allo shutdown del Governo federale, la chiusura della spesa pubblica per mancanza di fondi. Un disastro che, se prolungato, avrebbe certamente coinvolto anche le economie delle altre nazioni.

Ora il Congresso ha approvato, in entrambe le camere, un pacchetto di misure del valore di 85 miliardi di dollari. Si tratta di un accordo che esclude i tagli automatici al bilancio come quelli applicati durante lo shutdown.

Nei prossimi due anni aumenteranno le spese militari e delle altre agenzie federali; spese coperte da 63 miliardi, provenienti da un aumento delle tasse sui biglietti aerei, da tagli alle pensioni del personale federale e militare, da un aumento dei premi assicurativi federali.

Non ci sono per il momento, come desiderava il presidente Obama, estensioni ai benefici per la disoccupazione di lunga durata. Questo coinvolge circa un milione di persone. E la stampa americana puntualizza che questa intesa presenta contenuti modesti.

Ma l’aspetto importante è per ora la fine del muro contro muro. Barack Obama (foto by InfoPhoto) ha commentato: “L’intesa non contiene tutto quello che io avrei voluto e sono convinto che sia così anche per i repubblicani. Ma questa è la natura del compromesso. E questo è il modo in cui gli americani vogliono lavori il Congresso“.