Ennesima crisi della nostra ex-compagnia di bandiera. Dopo essere stata salvata un paio di volte, Alitalia è incappata nell’inevitabile fallimento del 2008, con la creazione di una bad company che è costata alla collettività alcuni miliardi – non si sa esattamente quanti. La nuova Alitalia (Cai) dalla sua nascita ha solo perso denaro. In quattro anni – e fino al 2012 – siamo a più di 870 milioni, alle quali si devono aggiungere i circa 300 milioni della prima metà del 2013 su un fatturato di circa 3,5 miliardi di euro.

In questi giorni sono arrivati diversi appelli da tutti i partiti politici – a cui si è aggiunto ieri Salvatore Mancusi, il vicepresidente della ex-compagnia di bandiera italiana. Ieri il governo Letta ha cercato di sbloccare la situazione ma senza riuscirci: non c’è un socio pubblico, le banche sembrano restie a prestare soldi, e anche i soci…

Sanno tutti che c’è bisognp di un deciso cambio di rotta nella gestione aziendale. Ci vuole un altro piano industriale: se occorre bisogna cacciare le risorse lavorative poco efficienti, bisogna ritornare a puntare sul lungo raggio (dove c’è minore concorrenza, visto che non sono presenti operatori low cost) sviluppare alleanze strategiche con operatori come  Aeroflot o Etihad - lasciando in secondo piano lo storico alleato Air France-Klm.

I due alleati extraeuropei potrebbe canalizzare i flussi provenienti dal Sud Est asiatico o dalla Russia  verso l’aeroporto di Fiumicino – che non finirebbe per diventare solo più un hub regionale com’è nelle intenzioni di Air France. Roma con questi scenari potrebbe diventare l’hub di riferimento nel continente europeo».

La soluzione più probabile però sarà un matrimonio con la compagnia francese, con Fiumicino ridimensionata e tanta gente mandata a casa. Si spera almeno che non facciano anche un piano aeroporti favorevole ad Air France…

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