Cosa prevede il nuovo piano industriale di Alitalia illustrato ieri ai sindacati dall’amministratore delegato della compagnia Gabriele Torchio? Nessun licenziamento (ma 1.900 esuberi), risparmi annui per complessivi 295 milioni di euro, di cui 128 arriveranno dal costo del lavoro. I tagli del costo del lavoro dovrebbero arrivare dal ricorso a contratti di solidarietà, l’eliminazione di alcune indennità, il congelamento degli scatti di anzianità e con un contributo di solidarietà da chi guadagna più di 40.000 euro.

Tra le altre voci di costo da abbattere c’è anche la flotta aerea: 11 velivoli di medio raggio A320 dovrebbero essere messi a terra. A margine si è anche parlato della ricerca di un patner: ora sembrebbe andare per la maggiore l’ipotesi Etihad, mentre Lufthansa e Vueling avrebbero ribadito di non essere interessate alla propota.

Com’era ampiamente preventivabile, il piano non convince i sindacati, specie in tema di ricavi e costo del lavoro, secondo il segretario generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, ora “l’azienda deve accettare di rivederlo e modificarlo sulle proposte del sindacato». Lo stesso sindacalista chiede pure “una forte discontinuità del management, delle politiche gestionali e del marketing“.

Meno male che le stime della Iata vedono una domanda passeggeri in crescita del 31% tra il 2012 e il 2017, quando il numero dei passeggeri internazionali salirà a 3,91 miliardi (+930 milioni).

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