La crisi senza fine della nostra ex-compagnia di bandiera produce sicuramente degli effetti: uno di questi è lo sbarco all’aeroporto di Fiumicino di diverse compagnie low cost – e quindi alla fine può diventare un affare anche per i viaggiatori aerei italiani.

Dico anche, perché nemmeno ai Benetton, azionisti di maggioranza dello scalo capitolino. Tutto è iniziato qualche mese fa. Alitalia per risparmiare ha iniziato una politica di rehubbing. Di cosa si tratta? La compagnia deve risparmiare e perciò ha deciso di lasciare il meno possibile i propri aerei all’estero per farli rientrare nell’aeroporto di Fiumicino.

Questa scelta, unita al fatto che la compagnia ha lasciato a terra dieci Airbus 320 ha liberato diversi slot nell’aeroporto capitolino, ovvero possibilità di atterrare o decollare in diversi momenti della giornata. Un vuoto che è rimasto tale per poco tempo.

La prima è stata Vueling. La compagnia spagnola ha deciso di diventare la seconda compagnia come numero di voli nello scalo, e del resto Fiumicino sta diventando il secondo aeroporto di riferimento per la low cost iberica – dopo ovviamente El Prat di Barcellona. Nel 2014 vuole incrementare la sua offerta del 267% per 24 nuove rotte – per ora le rotte coperte sono nove. 17 sono internazionali e sette invece riguardano la nostra penisola: da Torino a Lamezia Terme.

In totale punta a vendere 4,6 milioni di posti. In risposta alla low cost iberica, il leader europeo del settore – Ryanair sta spostando aerei da Ciampino a Fiumicino. Dal 18 dicembre sono partiti collegamenti con Catania, Palermo e Lamezia. E dal 5 febbraio si aggiungeranno le destinazioni per Barcellona e Bruxelles.

L’ultima a mostrare l’interesse per Fiumicino è Easyjet, che è presente nell’aeroporto romano dal 2009 e vorrebbe passare nel 2014 da 3 a 4 milioni di passeggeri trasportati.

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