Roberto Colaninno è uno dei capitani coraggiosi che nel 2009 si imbarcarono nell’affaire Alitalia. Oggi è il presidente della nostra ex-compagnia di bandiera – ma intende lasciare l’incarico alla fine del mese. Ha rilasciato un’intervista a Il Sole 24 Ore in cui viene fatta chiarezza sul futuro dell’azienda. Gli attuali vertici dell’azienda ritengono che “il 2016 sarà l’anno del pareggio dei conti di Alitalia”.

Ergo Alitalia sarà un’azienda che avrà bisogno di soldi fino ad allora, per cui ci vuole un socio industriale, anche perché “senza un partner estero per coprire le rotte a lungo raggio, le possibilità di successo a medio-lungo termine sono molto esigue. Oggi sono le dimensioni che contano, tanto per noi quanto per le low cost, il cui modello di business è molto più in difficoltà di quanto molti pensano”.

Capitolo Air France. La compagnia franco-olandese “sta solo cercando di massimizzare le condizioni favorevoli per ridurre al minimo i suoi rischi finanziari. I francesi sanno bene che sul piano industriale non possono pretendere che Alitalia si ritiri dalle rotte intercontinentali, le uniche su cui le compagnie guadagnano. Vogliamo rimanere partner dei francesi ma non sottomessi ai loro desiderata che ci annullerebbero. Comunque, tirare la corda non conviene troppo neanche anche ad Air France: l’ultima cosa che desiderano i francesi, è un’Alitalia che si unisca a un altro partner più grande e gli porta la concorrenza in casa”.

Insomma Alitalia sta con il cappello in mano a chiedere i soldi e non può fare troppo la schizzinosa, “dobbiamo quindi trattare fino allo stremo per valorizzare in sede negoziale le nostre qualità e difendere il nostro ruolo”, ovvero che Alitalia “dal 2008 a oggi è diventata una delle migliori compagnie del mondo, per servizio e puntualità”  - ma visto che hanno bisogno dei soldi altrui il coltello dalla parte del manico ce l’hanno gli altri ovvero Air France, Aeroflot o Etihad.

Ovvia l’ammissione di colpe “l’area commerciale, il marketing e persino la comunicazione non sono stati all’altezza della sfida che avevamo davanti. In questo senso, abbiamo forse mancato di visione anche nella scelta dell’amministratore delegato più idoneo per il rilancio della compagnia: Sabelli si è concentrato nella generazione dei ricavi collaterali al servizio aereo con ottimi risultati, ma poi ci siamo resi conto che la vera criticità riguardava il core business, cioè rotte e destinazioni. La svolta non è arrivata neppure con Ragnetti, ma a quel punto la situazione del gruppo era già critica: ora è Gabriele del Torchio che sta cercando di rimettere ordine nelle strategie e rendere appetibile la compagnia ai potenziali partner internazionali”.

Se come dice Colaninno “rispetto alla vecchia Alitalia la nostra ha problemi diversi: allora affondava sui costi, oggi non ha abbastanza ricavi”, non si capisce il piano industriale con 2.500 tagli. Forse un messaggio al vettore aereo francese?
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