Tanti commenti su Alitalia partono dal presupposto che la nostra ex-compagnia di bandiera  non possa fare utili. Sbagliato. La nostra ex-compagnia di bandiera non ha certo una storia positiva da questo punto di vista, dato che nella sua lunga storia ha chiuso – io credo – solo un paio di esercizi in utile. Ma questo non vuol dire che sia condannata a perdere sempre soldi. Basta seguire bene l’esempio degli altri vettori aerei.

Prendiamo i piloti. Secondo la Boston consulting quelli della British Airways costano il 20% in meno rispetto a quelli di Alitalia, e il paragone sarebbe ancora più impietoso se il termine di paragone fosse una compagnia low cost. Un’analoga azione di dimagrimento si deve fare anche con il management che ancora a novembre del 2012 discuteva di elargirsi un premio di 36 milioni di euro – non so poi se il premio sia stato effettivamente pagato oppure no.

La nuova Alitalia poi ha cambiato il piano industriale ogni anno. Un continuo rimescolamento di carte che ha pesato non poco – visto che bisogna impegnare risorse per farli. E che hanno prodotto costi inutile come la riconfigurazione degli aerei. La diversa suddivisione delle classi sul lungo raggio ha prodotto una serie di lavori per ogni aereo che ha prodotto costi misurati in cinque milioni per apparecchio – secondo il Fatto quotidiano di sabato scorso.

Come l’errore di svuotare l’ufficio stampa per poi accorgersi che non c’erano abbastanza risorse. A questo punto si è fatto ricorso ad organizzazioni esterne pagando però cifre eccessive – si dice 75.000 euro al mese (anche in questo caso la fonte è Il Fatto di sabato scorso)…

Un altro settore su cui sono stati compiuti errori sono state le rotte… Insomma ci sono tutte le possibilità per fare di Alitalia un’azienda che macina utili. Basta non ripetere gli errori passati. Non c’è più tempo.

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