L’unico punto certo al giorno d’oggi è che con l’aumento di capitale di 300 milioni di euro cambia l’assetto azionario di Alitalia (dimenticavo, ci sono anche state conversioni in azioni di un prestito obbligazionario per 91,5 milioni di euro). Il primo socio è ora Intesa Sanpolo con il 20,59% delle azioni, seguito dalle Poste con il 19,48%, Unicredit (12,99%), Immsi (10,19%), Atlantia (7,44%), e Air France/KLM (7,08%).

L’assemblea degli azionisti ha anche varato il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio dell’anno che è appena iniziato. Alla sua testa ci sarà ancora Roberto Colaninno, con Gabriele Torchio nel ruolo di amministratore delegato e vicepresidente. Insieme a loro siederanno altre nove persone – per un totale di 11, contro i 19 del precedente Cda.

Ovviamente, il futuro della nostra ex-compagnia di bandiera dipenderà in buona parte dall’alleanza con Etihad. Sul tema, il presidente della compagnia araba James Hogan, si è limitato a dire che non si stringerà alcuna alleanza entro la fine del mese, perché “siamo ancora in una fase preliminare dell’analisi. Stiamo lavorando al processo, siamo stati sempre chiari con la nostra strategia nel creare network“.

Prima di tirare fuori i piccoli, vuole vedere che l’azienda sia in grado di ridurre i costi, e che ci sia la possibilità per Alitalia di “fare profitti sostenibili“. Una volta chiariti questi punti chiave, il manager renderà “nota la situazione al mio board, che prenderà la decisione. Quel che non vogliamo è prendere decisioni affrettate“.

Queste dichiarazioni sono state prese dai disfattisti come indice di disgrazia sicura. In realtà non si può dire nulla fino a quando Etihad darà una risposta definitiva alla nostra ex-compagnia di bandiera…

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