Tagli del personale e agli stipendi di tutti, manager compresi, e mancato rinnovo dei contratti a termine.
Potrebbero essere questi i punti centrali della terapia shock che l’ad Gabriele Del Torchio, coadiuvato dagli analisti della Boston Consulting, dovrebbe proporre a sindacati, soci e azionisti di Alitalia già entro questo fine settimana.
Un piano “stand alone” (senza partner) che l’ad sta preparando con il contributo degli esperti Usa e che non dovrebbe risparmiare proprio nessuno, uffici “centrali” compresi. Un aspetto quest’ultimo che va a scardinare una prassi ben radicata nel nostro Paese (e non solo), quella cioè di aver tenuto (in qualche modo) indenne il management dai grandi piani di ristrutturazione industriale messi in piedi fino ad oggi.
Un piano di ristrutturazione che dovrà inoltre arrivare in delibera prima del 16 novembre, giorno dell’aumento di capitale: passaggio fondamentale per il contributo di Air France-Klm all’operazione e l’ingresso di Poste Italiane tra i soci della compagnia di bandiera.

Gli studi della Boston Consulting e la disastrosa situazione finanziaria in cui versa Alitalia, molto più grave delle stime ufficiali, non lasciano scampo a diverse prospettive: il piano di ristrutturazione da presentare ai soci per l’aumento di capitale dovrà necessariamente spingere su un taglio dei costi ancora più drastico di quelli presentati fino ad oggi, a partire da quelli del personale.
L’obiettivo è quello di introdurre un taglio degli stipendi di piloti, personale vario e membri degli “uffici centrali” sulla base di analisi comparative della Boston Consulting tra le retribuzioni praticate da Alitalia e gli stipendi pagati dalle altre compagnie nazionali (low-cost escluse), ma per ridurre sul serio il flusso di denaro quotidianamente bruciato dalla nostra compagnia di bandiera si renderebbe necessario portare gli esuberi a quota 2.000-2.500 unità e bloccare almeno altrettanti contratti a termine.

Allo stesso tempo, gli esperti Usa propongono, anche su iniziativa di alcuni azionisti, una rinegoziazione di tutti i contratti già in essere (manutenzione, forniture varie, leasing, assistenza, etc.) sulla base di parametri di mercato standard e uniformi e di riorganizzare le rotte europee e intercontinentali in modo da viaggiare sempre con il massimo dei passeggeri e tenendo conto del tipo di volo che essi acquistano.
Gli esperti della Boston Consulting hanno infatti rilevato che solo la classe economy è in utile (mentre classica e business producono solo perdite) e che le tratte più coperte dalla compagnia italiana, come la Roma-Parigi, sono quelle più in perdita proprio per l’eccessiva frequenza di voli quotidiani.

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