Le cifre non lasciano spazio alla poesia: l’Alitalia perde 294 milioni nel primo semestre – nello stesso periodo dell’anno scorso eravamo a 200 milioni. E’ il risultato di una gestione fallimentare, visto che su un fatturato di 1,6 miliardi (in calo del 4%) la nostra ex-compagnia di bandiera registra una perdita operativa di 198 milioni. Insomma, un’azienda decotta che avrebbe bisogno dell’ennesima trasfusione di sangue – leggi aumento di capitale – significativa.

Dal consiglio di amministrazione invece è uscita la scelta di una ricapitalizzazione mini – 100 milioni -, che serve a tenere in vita l’azienda solo per pochi mesi. E a sorpresa il socio forte Air France/Klm. Che ne sarà del futuro della nostra ex-compagnia di bandiera? Di soldi pubblici si spera che in questa occasione non ne vengano più sperperati – ma non si sa mai.

L’Italia non ha bisogno di una compagnia aerea incapace di produrre utili. Basterebbe un piano aeroporti che permetta a competitori europei di entrare nel mercato italiano, invece di continuare con la fallimentare politica di aiuti ad un’azienda capace solo a perdere soldi. In questo modo si scongiurerebbero le paure che l’arrivo dell’azienda francese marginalizza il mercato aereo italiano…

Il problema è che la politica e l’imprenditoria italiana – specie quella vicina alla politica – sembra essere rimasta decenni indietro…

Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, uno dei politici che più ama rilasciare dichiarazioni – non sempre azzeccate – si dice preoccupato dal futuro dell’azienda e parla di una “soluzione ponte con il coinvolgimento di alcune banche”, per “poi negoziare con altri partner” – che potrebbero essere diversi da Air France-Klm.

Risposta cortese ma piccata del ministro dei trasporti Maurizio Lupi: “Credo che il collega  abbia altri problemi di cui occuparsi come Finmeccanica e Riva”. Si aspetta l’arrivo di un cavaliere bianco: ma compagnie come Etihad o Aeroflot, due vettori extra-comunitari, non possono avere la maggioranza assoluta. C’è pure il rischio di una nazionalizzazione mascherata… Speriamo di no.

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