L’Italia deve investire nell’innovazione per essere più competitiva, i soli correttivi al costo del lavoro non sono di certo sufficienti.
È quanto ha evidenziato il Fondo monetario internazionale nello studio “European productivity, innovation and competitiveness: the case of Italy” presentato nel week end dall’economista Andrew Tiffin, con il quale l’istituzione guidata da Christine Lagarde (foto by InfoPhoto) traccia le linee guida che consentirebbero al Belpaese di dare un tangibile scossone alla propria economia e uscire finalmente dalla recessione.

L’Italia, si legge nell’analisi del Fmi, è decisamente immobile sul versante innovazione e tecnologia, i cui indicatori di performance hanno tutti segno negativo.
Il Paese fa davvero fatica a mettere sul mercato prodotti hi tech, evidenzia lo studio, e non è dunque il solo tasso di disoccupazione al 13% a frenare la ripresa dell’economia italiana.
Anzi, il quadro è particolarmente aggravato proprio dalla mancanza di “riforme strutturali”, più volte annunciate in questi anni, per favorire il recupero di competitività delle aziende italiane e l’uscita di queste da quel “nanismo” che non consente loro di conquistare “appeal internazionale” e incidere sulla ripresa dell’occupazione e sull’export.
Export italiano, continua il documento, sostenuto in questi anni dall’industria tradizionale del tessile, dell’ agroalimentare e dei mobili, oltre che da “una quota importante che deriva dai fornitori specializzati”, cioè aziende che creano, sviluppano e realizzano prodotti specifici “destinati a mercati specializzati”.
Queste, sottolinea l’Fmi, spinte da “inventiva e agilità” sono riuscite a garantire la tenuta delle esportazioni italiane anche negli anni più bui dell’economia globale, ma alla lunga le aziende tradizionali potrebbero non riuscire più a reggere il comparto dell’export, troppo gravato da “vincoli e norme burocratiche infinite e riforme troppo attese, che impediscono all’Italia di proiettare sulla scena internazionale l’immagine di un paese più smart e avanzato”: “e allora tocca cambiare rotta, puntare sulle imprese che investono in tecnologia, ricerca e sviluppo”.