Siamo pronti ad agire se necessario”: è quanto ha ribadito ieri Mario Draghi in una conferenza per l’addio di Stanley Fischer presso la banca centrale giapponese, ribadendo il sostegno da parte della Bce, attraverso l’adozione di misure convenzionali e non, a manovre che permetteranno di affrontare una disoccupazione divenuta ormai “inaccettabile.
Il numero uno della Banca centrale europea ha confermato che “la politica monetaria rimarrà accomodante finché sarà necessario”, e “da qui in avanti monitoreremo molto da vicino gli sviluppi”. Dichiarazioni che fanno presagire un nuovo taglio dei tassi dopo quello da un quarto di punto di inizio maggio, che ha spinto il costo del denaro al minimo record dello 0,5%.
Draghi, conscio delle preoccupazioni dei mercati circa una politica monetaria espansiva della Bce, specie ora che gli Usa sono pronti ad invertire la tendenza in fatto di politica di tagli dei tassi e acquisti di titoli governativi, ha spiegato che oggi, grazie alle misure non convenzionali, la leva dei tassi è più efficace: “abbiamo recuperato un migliore controllo sulle condizioni monetarie dell’Eurozona”.
E a proposito di misure non convenzionali, l’ex governatore di Bankitalia ha citato come esempi i prestiti extra-lunghi alle banche, l’allentamento dei vincoli sulle garanzie chieste in cambio di liquidità e l’idea di rendere negativi i tassi sui depositi alla Bce, facendo così pagare le banche che non prestano sui mercati.
La Bce, ha ricordato Draghi, guarda “con mente aperta a quelle misure che siano particolarmente efficaci nel nostro contesto istituzionale e che siano in linea con il nostro mandato”.

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